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misericordes beneventani. ARRIVA ALTRA LETTERA DA PARTE DI NICOLA ZOTTI

  • alessandroromiti
  • 24 mag
  • Tempo di lettura: 6 min

Vi presentiamo la lettera del sig. Zotti che è un documento drammatico e dirimente. Chi conosce i fatti di Benevento, ci conferma la correttezza delle dichiarazioni, che fanno il paio con le dichiarazioni di altri misericordes, pugnalati alle spalle, ultimo in elenco Federico Bonechi. A prescindere dalle precise valutazioni di merito dei fatti è disarmante constatare che da via Steccuto, c’è omertà assoluta. Silenzio anche da parte degli organi controllo, correttori, saggi, probiviri, vigilanti, ma sopratutto  Cui prodest, questo strazio?  Ci asteniamo da ulteriori commenti e aspettiamo le elezioni confidando nel manzoniano Buon Senso e nella buona coscienza degli elettori.


Da un governatore indignados ci perviene la bella immagine della Triade Fatichenti, Pratesi, Staderini. Insieme a Elio di Leo, sarebbero loro il "cerchio magico" attorno a Giani. Diversamente il Colonnello si muove in modo strategico da solo.


FIRENZE – BENEVENTO. Spett.le redazione,

sono stato per oltre dieci anni dipendente della Confederazione, operando nel servizio 118 con funzioni di coordinamento. Ringrazio la redazione per la disponibilità dimostrata nel pubblicare questa mia riflessione e per il lavoro di revisione del testo.

Durante il mio percorso professionale iniziato nel 2014, ho svolto il mio incarico sotto la

governance dell’allora presidente Roberto Trucchi, con Direttore generale Andrea Del bianco, avendo come referente il direttore Nazionale Gionata Fatichenti, già oggetto di recenti approfondimenti giornalistici.

Scrivo oggi non per riaprire una controversia personale o lavorativa, sulla quale saranno le sedi competenti a esprimersi, ma per rappresentare il forte disagio umano e professionale che ho vissuto in relazione alla conclusione del mio rapporto di lavoro e ad alcune ricostruzioni circolate successivamente sul mio conto.

In particolare, ritengo di avere subito un licenziamento illegittimo in tronco adottato con modalità che considero sproporzionate e non coerenti con quanto previsto dal contratto Misericordia applicato al mio rapporto di lavoro. Tale vicenda mi ha colpito profondamente sia sul piano personale sia sul piano professionale.

Desidero inoltre precisare che il mio ricorso in primo grado è stato respinto per ragioni di natura procedurale e non per un accertamento nel merito della fondatezza dei fatti contestati. La decisione, quindi, non ha riguardato la veridicità o meno delle accuse mosse nei miei confronti, ma esclusivamente aspetti tecnici relativi alla procedura adottata nel giudizio.

Nicola Zotti, e Federico Bonechi: due che hanno fatto una missione, il primo come dipendente, l'altro come dirigente di primo piano nazionale. Entrambi pugnalati alla schiena da via Steccuto. Che "iddio gliene renda merito": sta scritto così sulla ambulanze?


Per rispetto della mia dignità personale e della serenità dei miei figli, ho deciso di proseguire il percorso giudiziario attraverso il ricorso in secondo grado, confidando che la vicenda possa essere riesaminata nel merito. Se necessario, intendo tutelare le mie ragioni fino agli ultimi strumenti previsti dall’ordinamento, compreso il ricorso in Cassazione, perché ritengo che nessun lavoratore debba sentirsi costretto a rimanere in silenzio davanti a situazioni che percepisce come profondamente ingiuste.

Uno degli aspetti che più mi ha amareggiato riguarda le contestazioni formulate nei miei confronti relativamente al presunto utilizzo improprio del sistema di videosorveglianza esterno alla sede operativa di Benevento.

A tale riguardo ritengo doveroso precisare che le telecamere in questione non risultano essere di proprietà della Confederazione, né installate su spazi interni privati riconducibili direttamente alla stessa. Per quanto a mia conoscenza, si tratta infatti di apparecchiature collocate in un’area pubblica facente capo al Comune di Benevento, mentre la sede utilizzata dalla Confederazione è ospitata in regime di comodato d’uso gratuito nell’ambito della disponibilità concessa dalla Parrocchia di Benevento.


Per questo motivo ho sempre ritenuto improprio che venissero formulate nei miei confronti

contestazioni particolarmente gravi sulla gestione o sull’utilizzo di impianti rispetto ai quali la

Confederazione non risulterebbe proprietaria né soggetto direttamente competente sotto il profilo amministrativo o tecnico. A oggi, per quanto mi consta, né il Comune di Benevento né la Parrocchia, quale soggetto responsabile della struttura, avrebbero mai avanzato nei miei confronti contestazioni o segnalazioni di illeciti relativi all’utilizzo delle telecamere e sottolineo nessun cittadino o dipendente ha denunciato alle autorità competenti la diffusione o pubblicazione di immagini di violazione di privacy da parte dello Zotti.

Per quanto a mia conoscenza, la stessa Parrocchia avrebbe inoltre espresso forti contestazioni per iscritto all'organo di controllo rispetto alla decisione della Confederazione Nazionale di procedere al distacco del sistema di videosorveglianza senza una preventiva autorizzazione da parte dei soggetti titolari della struttura e degli impianti, ossia la Parrocchia stessa e il Comune di Benevento.

Respingo pertanto qualunque rappresentazione che abbia lasciato intendere comportamenti finalizzati a “spiare” persone o attività private, anche perché riferita a un sistema installato in uno spazio pubblico e non nella disponibilità esclusiva della Confederazione.


Lo schermo del sistema di video sorveglianza nella sede del 118 è dell'Amministrazione comunale ed ha una sua originaria collocazione di controllo su spazi pubblici, previsti dal servizio. Questo argomento, sarebbe stato usato come "pretesto" per avviare una lite contro lo Zotti. La il tempo è galantuomo e il quarto potere sorveglia


Un ulteriore elemento che considero singolare nella vicenda riguarda il fatto che il direttore Gionata Fatichenti, nel corso del mio rapporto lavorativo, mi aveva affidato anche l’incarico di preposto alla sicurezza. Proprio per questo motivo ho trovato particolarmente contraddittorio che, successivamente, mi siano state mosse contestazioni riconducibili al presunto utilizzo improprio di telecamere esterne installate in spazi pubblici.

Ritengo inoltre opportuno evidenziare un aspetto documentale che, a mio avviso, merita attenzione.

Nella comunicazione con cui mi veniva conferito l’incarico di preposto alla sicurezza, lo stesso direttore Gionata Fatichenti si rivolgeva formalmente al sottoscritto qualificandomi come “coordinatore 118 Benevento”. Per questo motivo ho vissuto con sorpresa il fatto che, in successive dichiarazioni scritte e testimonianze , sia lo stesso Fatichenti sia il dottor Gianluca Staderini abbiano invece sostenuto che io non ricoprissi tale funzione riducendo i 10 anni di lavoro a benevento e fuori benevento come un semplice “ compilatore di turni”.

Sarà naturalmente compito delle sedi competenti valutare la corretta ricostruzione dei fatti e il contenuto della documentazione disponibile, che sapremo nei primi mesi del 2027. Personalmente, ritengo soltanto che tali elementi abbiano contribuito ad aumentare il mio senso di amarezza e disorientamento rispetto all’intera vicenda.

Desidero infine respingere anche le ricostruzioni secondo cui avrei rifiutato proposte di nuova assunzione con mansioni di autista. Per quanto mi riguarda, nel corso del procedimento giudiziario la proposta avanzata dal sottoscritto è sempre stata esclusivamente quella del reintegro nel ruolo di coordinatore, funzione che ritengo coerente con il percorso professionale svolto e con le mansioni effettivamente esercitate, accompagnata dalla disponibilità totale ad accordi per il contenzioso.

Tale proposta, per quanto a mia conoscenza, non è stata accolta dal direttore generale Staderini.


Personalmente ho vissuto questa scelta con profonda amarezza, maturando la percezione che la mia iniziativa di rivendicare quelli che considero diritti tutelati dall’ordinamento abbia inciso negativamente sulla possibilità di una soluzione conciliativa della vicenda.

Negli ultimi giorni ho partecipato ad alcune discussioni sul profilo social “La nuova vecchia

guardia”, intervenendo in risposta a commenti che riportavano informazioni sul mio conto che considero inesatte o parziali. Non intendo alimentare ulteriori polemiche, ma credo sia importante ricordare quanto, in situazioni conflittuali, il dibattito pubblico possa facilmente trasformarsi in un processo sommario nei confronti delle persone coinvolte. È chiaro che questo comportamento spregiudicato, usato da Golia nei confronti di un povero Davide (con famiglia a carico 4 figli) è non solo poco evangelico e rispettoso di essenziali presupposti di correttezza etica e deontologica, ma rasenta anche il reato di diffamazione se non di calunnia, quando si usa il “chiacchericcio” per riferire cose false o alterate, con l’intenzione di fare discarico di responsabilità riconducibili allo stesso soggetto che le propala.


Che cosa ne pensano di questa brutta storia la "vigilante" Caludia Arena (anche Avvocato, in Milano ) e la Professoressa Annalisa Schillaci (catanese, sostenitrice di Bellini). La conoscevano? Forse non avevano avuto notizia insieme a Probiviri, che sembrano stare lì come delle palle di vetro dell'albero di natale?

Nel corso della vicenda ho inoltre percepito una forte disparità tra la posizione del singolo

lavoratore e quella di una struttura organizzativa molto più forte sotto il profilo economico e

comunicativo. Questo squilibrio mi ha fatto sentire, in più occasioni, privo di reali strumenti di tutela.

Per molti anni ho collaborato con convinzione all’interno della Confederazione, condividendone valori e finalità. Per questo motivo, la conclusione del mio percorso umano e professionale è per me motivo di sofferenza e amarezza.

Nonostante tutto, continuo a credere nel valore della comunità dei volontari della Misericordia e auspico che ogni organizzazione possa sempre favorire trasparenza, correttezza, dialogo interno e strumenti di tutela effettivi per volontari, collaboratori e dipendenti. Vorrei chiudere questo articolo facendo un atto di “scuse e di fede”. Di “scuse” per avere io collaborato con i dirigenti nazionali e con un dirigente della Campania che poi, oggi lo posso dire, mi hanno accoltellato a tradimento per documentati interessi personali economici, negandomi qualunque riconoscimento dovutomi per legge e per meritocrazia .


Al momento del rapporto di lavoro, non potevo immaginare questo strazio, ma soprattutto, non avrei immaginato che la Confederazione nazionale – munita dei contrappesi di controllo, saggi, probiviri, correttori, organi di controllo – sarebbero state capaci di cooptare il sistema che si autosostiene, negando qualunque agente interno di esercitare delle funzionalità di tutela, di un volontario o di un dipendente.

Di “ fede” perché confido ancora che la comunità dei volontari, possa aprire gli occhi sulle

scandalose vicende che mi hanno visto vittima e possano aversi delle riforme al sistema decisive per riportare il Movimento a viaggiare sulle “ruote del Vangelo”. Ed esorto anche a tutti i governatori e consiglieri che in questi 10 anni hanno costatato il lavoro che facevo e che mi conoscono, esortandoli anche a loro di ritornare sulle “ruote del Vangelo”


Nicola Zotti



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