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inceneritore. L’ARCHIVIO DI LINEA LIBERA NON FA SCONTI: IL REVAMPING ERA GIÀ DECISO UN LUSTRO FA!

  • alessandroromiti
  • 16 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo la riapertura del nostro periodico Linea Libera, possiamo recuperare documenti di archivio che dimostrano la determinazione del Betti di rilanciare l’impianto. Di grande utilità la drammatica relazione della Commissione parlamentare sui rifiuti del 2018.


Ha ragione Fer(dindo)ando Betti: anche la mappa del modello di ricaduta dei microinquinanti di Arpat, vista da vicino fa più impressione. Peccato scoprire (era il 2016) che al Dip Prevenzione di Aldo Fedi, nessuno la conosceva (Foto a dx).


PIANA-MONTALE. Quella dell’ATO Toscana è stata una delibera di circostanza e i 58 Sindaci che hanno votato a favore del revamping dell’inceneritore, hanno trovato il cacio sui maccheroni. L’impianto starà in casa dei Comuni di prossimità, cioè Agliana, Montale e Montemurlo e chi scrive aveva già azzeccata la prognosi tre anni fa, come dimostra questo articolo.

Sulla presenza di un impianto industriale insalubre di I° Categoria in via Tobagi a Montale, ci sono tre categorie di cittadini: inceneritoristi, alienati e anti-inceneritoristi.

La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle “attività illecite sul ciclo dei rifiuti e le attività a essi correlati”, presieduta dall’On. Chiara Braga ha messo a nudo il Re denunciando con la relazione finale in modo eloquente e pesante la deficienza funzionale dell’impianto che, dal punto di vista ambientale, è riconoscibile come una bomba ecologica. L’articolo pubblicato su questi schermi, mette in evidenza la mancanza di trasparenza del Franceschi e l’inerzia della Procura della Repubblica che ha visto assicurare i più “bassi profili” che furono prima di Renzo Dell’Anno, poi di Paolo Canessa e dopo di Tommaso Coletta, quello che avrebbe pensato a tutelare la “gente comune” (quando, quale?). Eccovi il drammatico periodo ripreso dalla relazione ufficiale degli atti della Camera:

Infine, vi sono le gravi anomalie del termovalorizzatore di Montale, un impianto obsoleto che non funziona regolarmente e che, non assicurando una idonea combustione dei rifiuti a temperature elevate, immette diossine e furani in atmosfera, com’è accaduto, tra i mesi di luglio e settembre 2015, per ben 45 giorni. Numerosi sono i comitati spontanei per la chiusura del termovalorizzatore di Montale ma, allo stato, la sua presenza sul territorio dell’ATO Toscana Centro è ancora essenziale, fino al momento in cui entrerà in funzione il nuovo termovalorizzatore di Case Passerini, o comunque un altro termovalorizzatore destinato a sostituirlo.

Fer(dindo)ando, trovandosi in affanno, adesso ha cambiato strategia: L'impianto è vecchi e va rottamato, ma si piglierà 1.2 milioni (solo Montale)


Comunque, il rischio ambientale sussiste e, non a caso, la procura della Repubblica in Pistoia, a seguito di numerosi esposti ricevuti per le morti di persone adulte e anche di bambini nell’area limitrofa all’inceneritore di Montale, ha disposto accertamenti preliminari per effettuare indagini di carattere epidemiologico e approfondire alcuni dati significativi già acquisiti. Infine, vi è il fenomeno dell’abbandono massivo di scarti tessili, di provenienza ...(Pedissequo).

Adesso gli inceneritoristi (e fra costoro sicuramente la coppia dei consiglieri montalesi Ma-Ma, cioè Barontini e Cecchi) potranno rivedere le loro posizioni pro-revamping visto che la relazione parlamentare stabilisce in chiaro che:

- L’inceneritore non funziona alle temperature necessarie per il mantenimento di una combustione di sicurezza e ciò fa emettere diossine.

- Ciò è dimostrato anche da precedenti episodi con un periodo di difettosità di ben 45 giorni, asseverato d Arpat.

- Il rischio ambientale sussiste (cioè :“c’è”, da sub-sidere)

- La Procura ha in corso delle indagini epidemiologiche per “approfondire”: (ebbene ha approfondito tanto che poi, andrà a archiviare nel 2023, con la firma della PM Linda Gambassi, oggi trasferita ad altro Tribunale)


Nel 2010 si parla di diossine dell'inceneritore al Teatro Moderno: ecco quì i polli inquinanti da Diossine, e prelevati in prato, prossimità dell'impianto di via Baciacavallo.



- Appena aperto l’inceneritore di Case Passerini (cioè mai), Montale verrà chiuso (cioè mai).

- La Procura per prima è stata capace di mandare all’archivio una decina di querele, senza permettere la consultazione degli atti agli esponenti.

- Il Franceschi ha tenuto sicuramente occultate delle criticità gestionali, facendo fasulle dichiarazioni in pubblico, alludendo all’ipotesi di una chiusura nel 2023 e così hanno fatto i Sindaci proprietari con Betti – primus inter pares –, insediato dal 2014 e perfettamente edotto anche della pericolosità dell’impianto. Non era lui che doveva garantire la salute pubblica?

Ce li vedete voi in questa narrazione dei fatti 4 o5 reati, anche in associazione di più di tre soggetti (3 sono i Sindaci, minimamente obbligati) o li vediamo solo noi?

Vediamo se questa relazione della commissione parlamentare verrà citata al consiglio comunale del prossimo giovedì 13 o i consiglieri continueranno nell’ignavia a fingere di non avere visto e letto.


Tanta salute a tutti.


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